«What we are told since we are little girls is that fads pass while style remains. But only Coco Chanel made it …»

Fu Federico Rampini a chiamarli “dilettanti” in un suo pezzo su Repubblica del giugno 2010 in cui raccontava di come Etsy, da piattaforma di non professionisti, sia diventato un pezzo importante dell’economia americana. Con cinque milioni di aderenti, più di tutti gli iscritti al partito democratico americano, è oggi il più grande mercato online visitato ogni mese da oltre 724 milioni di persone.

Con sede a Brooklyn, nel 2014 ha visto un fatturato di 195.6 milioni di dollari (+ 56.4% rispetto al 2013), fino ad arrivare alla quotazione in Borsa avvenuta il 16 aprile del 2015. Un’occasione festeggiata da migliaia  di “crafters” che, insieme ai fondatori di Etsy, sono arrivati in Times Square da ogni parte d’America per  partecipare alla grande festa e per far sentire la propria voce. Artigiani, piccoli produttori, artisti, designer, fotografi, collezionisti: un mondo (anzi un PIL come li ha definiti Rampini) che hanno visto quotare al Nasdaq di New York le loro creazioni, i loro prodotti, il loro saper fare insomma. Perché Etsy, ancor prima di essere un grande mercato di vendita e acquisto, è una comunità online che aggrega persone con gli stessi gusti, le medesime passioni, senza naturalmente disdegnare il profitto. Un profitto però che nella “piazza virtuale” è soprattutto sinonimo di qualità e di eccellenza. Dall’eccellenza infatti sono partiti 10 anni fa Rob Kalin, oggi CEO, insieme a Chris Maguire e Haim Schoppik che, da una cameretta a Jersey City, sono arrivati in pochissimo tempo a vendere centomila oggetti. Allora c’era solo E Bay a farla da padrone nel mondo dell’e-commerce e parlare di artigianato fatto a mano come stile di vita sembrava roba per folli visionari. Soprattutto nella patria di Apple e Nike. E oggi l’esercito di inventori fai da te è diventata una e vera e propria comunità che conta 30 milioni di membri in tutto il mondo
collage1 (1)Perché Etsy non è solo algoritmi; è soprattutto persone in carne e ossa che si incontrano ai craft party, si aggiornano, si connettono in rete e si scambiano conoscenze. Ed è proprio lo scambio di competenze, come spiega Giada Ramponi ,team leader di Etsy Italia Team, “la cosa che mi piace di più di Etsy”. L’idea di Etsy infatti è di connettere  le persone con uno scambio, sia esso di natura commerciale che di altro tipo. E, come racconta ancora Giada, “l’esperienza più bella è trovare qualcuno che ti ringrazia per un semplice consiglio su come migliorare la vetrina del proprio negozio, ottimizzare il traffico o, semplicemente, scattare un’istantanea al prodotto appena creato”. Uno scambio di favori che, in alcuni casi, può anche diventare grande solidarietà umana. Sono tante le storie di chi fa parte della community che, grazie a un semplice passa parola, si è visto arrivare dei fondi su PayPal dopo che gli avevano rubato tutto o, ancora, rimasto solo, ha potuto arredare la casa nuova grazie alle tante donazioni.

Un mondo nel mondo “dell’Internet del fare” che in Italia conta oltre 4000 membri e circa 8000 negozi iscritti. Per qualcuno un semplice hobby, per molti una vera e propria occupazione. “La community italiana”, racconta Francesca Baldassari, capitano di Etsy Italia Team, “è persino diventata un esempio virtuoso citato in tutto il mondo. In forma assolutamente volontaria abbiamo deciso, qualche anno fa, di tradurre tutte le FAQ del sito, allora solo in inglese”. Un’esperienza che oggi per Francesca rappresenta un’alternativa al proprio lavoro di crafter. “Mi occupo di comunicazione online, organizzo corsi di formazione e aggiornamento per venditori attraverso Colibrì, una scuola online dove offro consulenze agli artigiani”

Per vendere su Etsy, in ogni caso, come recita il glossario di Etsy Italia Team “ti devi fare il mazzo”. Non pensare di mettere in vetrina 10 prodotti e aspettare che i clienti arrivino a te. Devi leggerti le FAQ, aggiornarti continuamente, ascoltarti qualche webinar in inglese e soprattutto continuare a farti domande su cosa funziona e su cosa no. Le premesse però sembrano buone: gli italiani sono bravi a personalizzare e la qualità non manca, ingredienti indispensabili per avere successo su Internet. E i numeri, almeno quelli forniti da Google, sembrano dare ragione a questa scommessa:  le ricerche legate a prodotti del Made in Italy sono cresciute del 12% sul motore di ricerca.

Dovrebbero crederci anche dai vertici americani di Etsy, lamentano dal team italiano che non si perde d’animo e si rimbocca le maniche. L’appuntamento per tutti è al prossimo Craft Party che si svolgerà  a Milano quest’estate, organizzato dai tanti volontari dell’Etsy Italia Team.
Questo articolo è stato pubblicato su Fanpage.it il 7 maggio 2015