Che tu sia un’inguaribile minimal chic che non rinuncia mai all’eleganza essenziale di una collana di perle o una romantica bohemian che ama i fiori e lo stile hippie, o ancora, una donna all’avanguardia che sta sempre un passo avanti rispetto allo stile del momento o, una Sherazade 2.0 dallo spirito nomade che sovrappone caftani in seta naturale ad abiti in cotone naturale, prova a metterti di fronte al tuo armadio e rispondi a qualche semplice domanda.
Cosa preferisci indossare in tre momenti diversi (ufficio, cena o weekend), quali sono le tue fonti di ispirazione in fatto di abiti e accessori, quali i capi must have del tuo armadio e su cosa cade l’occhio (o dove si sofferma il mouse) quando inizi a cercare online qualcosa che probabilmente esiste solo nei tuoi sogni. E ancora. Per quale pezzo unico daresti il tuo rene destro, oltre naturalmente la tua carta di credito, già così prosciugata dall’ultimo giro in centro con le amiche a cui sta bene tutto, soprattutto l’ultimo abito visto su quella rivista on line

E per comprendere “Quello che le donne vogliono” non abbiamo scomodato l’affascinante Mel Gibson con poteri paranormali ma abbiamo affidato le domande ai numeri di un’indagine di mercato che nei prossimi mesi cercherà di comprendere quali sono le attitudini delle donne verso la moda, lo stile e lo shopping. Prima abbiamo cercato di capire come stanno le cose intervistando coloro che di questi temi se ne occupano per lavoro (giornaliste di moda, operatori, fashion blogger e retailer), ora lo chiediamo a tutte voi. Vorremmo sapere se è vero che stiamo diventando più consapevoli verso ciò che indossiamo o se, semplicemente, ci siamo stufate di comprare ciò che alla fine non ci serve. Del resto nell’era dell’imperante green (che sembra aver sostituito il denim), è utile scoprire se per caso abbiamo mai deciso di non comprare qualcosa perché non condividevamo le politiche in materia di ambiente e lavoro dell’azienda produttrice.

La ricerca, promossa da NonAprireQuellArmadio, si propone come primo  step di un Osservatorio per capire “quello che le donne vogliono”. Senza intermediazioni maschili, sia ben chiaro. Solo noi e il nostro armadio.

Siamo più attente e consapevoli oppure demandiamo ancora ai vestiti il nostro modo di essere e di apparire? E già perché anche per la moda non si può più parlare solo di immagine e fashion victim. Nell’epoca del consumatore 2.0 che chiede, si informa e mette like dove gli pare, anche il fashion deve fare i conti con valori quali etica, responsabilità sociale, uso limitato delle risorse, attenzione all’ambiente e, soprattutto, ai lavoratori. Questi i messaggi del Fashion Revolution Day, tenutosi in oltre 70 paesi lo scorso 24 aprile a cui hanno aderito 4000 persone tra brand indipendenti, piccoli produttori, designer e distributori. #whomademyclothes, l’hastag che ha fatto il giro del mondo per chiedere trasparenza ed etica ai grandi brand.

Una giornata speciale ed importante nata per ricordare le 1138 vittime di Rana Plaza. Per noi invece è stata l’occasione per lanciare online l’indagine #labitononfalamonaca, in collaborazione con Etsy Italia Team, la comunità italiana del più grande marketplace di creativi a livello internazionale. Perché di consapevolezza e di etica vorremo cercare di parlare da qui ai prossimi mesi, ma anche di come l’online rappresenta una second life per tanti bravi creativi.

Tutte possono partecipare e supportare il progetto dedicando 10 minuti del proprio tempo.

Qua trovate il link http://goo.gl/forms/qUz7TFe9Bb con le domande che potete compilare direttamente online.

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Questo articolo è stato pubblicato il 25 aprile 2015 su Fanpage.it